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Alano dalla A alla Z

  Webmaster Ciro Spinella

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LA STORIA DI BELLA

Ho sempre sognato di avere un cane, fin da piccolissima, mi raccontava mia mamma, appena vedevo un cane dentro ad un giardino sfuggivo al suo controllo e mi precipitavo sulla recinzione, mettendo le morbide braccine dentro le grate. Dall’altra parte il cane (o, peggio, i cani) da guardia, grandi (ho sempre avuto una predilezione per i giganti), ringhiosi e dall’aria minacciosa, correvano abbaiando fino a raggiungere il mio braccio e dopo un’annusata iniziavano a scodinzolare e a leccarmi. Mia mamma era sicura che prima o poi avrebbe perso sua figlia tra le fauci di un enorme cane feroce.

Continuavano a prendermi gatti per placare la mia voglia di avere un cane, non era lo stesso, ma li amavo ugualmente, mi hanno comprato anche una tartaruga, che vive tutt’ora in giardino dai miei. Avrà ormai 50 anni, è sempre più grande e morde tutto quello che vede, compresa me e gli ospiti.

Ho fatto da dog sitter gratuitamente per tutti i cani della mia strada, ho pianto quando sono morti come se fossero stati miei, ho sempre provato un’empatia particolare per i cani. Forse nella mia vita precedente ero una di loro. Se fosse vero ne sarei orgogliosa e non mi vergogno a dirlo.

Un giorno di giugno, avevo 24 anni, avevo appena finito l’università ed ero ritornata a vivere dai miei, scorsi un meraviglioso cane nero sbucare intimidito dal cancello aperto dei miei vicini di casa per poi correre verso la strada principale, da solo.

Ogni giorno questo cane vagava per la via spaventatissimo e affamato, sembrava un levriero, ma il veterinario che abitava a fianco a me disse che si trattava di un alano cucciolone e denutrito. Già lo amavo, era proprio il cane che avevo sempre sognato, gli davamo da mangiare a turno, tutti gli avanzi della via. Mangiava veloce, in strada, guardandosi attorno e poi scappava, non si lasciava toccare.

I padroni avevano altri sette cagnolini, un merlo indiano, un pitone e una tarantola nel terrario, lavoravano tutto il giorno e dell’alano che cresceva smisuratamente proprio non sapevano cosa farne. A modo loro, forse, gli volevano pure bene, ma la casa era uno zoo e la povera bestiolona aveva sempre la peggio sul cibo, dato che gli altri cani erano più intraprendenti di lei.

Provvidenzialmente i miei partirono per la montagna, stanno via sempre tutto il mese di agosto, dopo un’ora dalla loro partenza la Bella era nel mio giardino avvinghiata a me, inseparabili, per sempre.

Mi aveva scelto, si faceva accarezzare solo da me, mi seguiva ovunque e ogni mattina si presentava davanti al mio cancello. Eppure tutto il vicinato le dava da mangiare!

Stava con me tutto il giorno, quell’estate non ho visto la spiaggia, se non quella libera, dove poteva entrare anche lei. La sera la rimettevo nel giardino dei vicini (era pur sempre il loro cane) e la mattina mi svegliavo all’alba all’ora in cui i padroni andavano al lavoro lasciando appositamente il cancello aperto affinché il cane uscisse in cerca di cibo (o di un nuovo padrone…) e zac aprivo il mio cancello e l’animalone entrava di corsa, con una galoppata ridicola (come se la spinta delle zampe posteriori fosse troppo forte per il peso del culone che si alzava smisuratamente), già sbavando e leccandosi il labbrone cadente all’idea delle prelibatezze che l’aspettavano.

Ingrassava e cresceva, finalmente per la strada non sentivo più il commento: “guarda che bello quel cane, sono quelli che fanno le gare di corsa….”. Non è diventata un gigante, forse per via della malnutrizione, ma in compenso ha vissuto dodici anni senza soffrire mai di alcun problema tipico della razza (torsione dello stomaco, problemi di cuore, dolori alle zampe) all’inizio l’avrei voluta vedere crescere gigante come i suoi amici alani, poi negli anni ho ringraziato che fosse rimasta “piccolina” perché l’unica cosa che mi importava era che vivesse più a lungo possibile e la sua stazza contenuta mi dava una speranza di longevità.

 

Il problema si presentò in tutta la sua enormità quando i miei finirono la loro, mi parve brevissima, villeggiatura. Ho detto loro al telefono che avevo iniziato un rapporto meraviglioso con il cane nero dei vicini, sembrava avessi comunicato loro che mi drogavo! Mio padre andò in crisi esistenziale, minacciò di sbattermi fuori di casa, non voleva cani, nemmeno bassotti, figurarsi un alano! So che mio padre ha un carattere terribile, ma so che mia mamma, al contrario, ha un carattere meraviglioso e piano piano, con modi gentili e pacati è sempre riuscita a convincere mio padre, ma convincerlo ad accogliere a casa un cane, un alano, avevo davvero poche speranze. Ma non avevo calcolato l’effetto che la Bella faceva alle persone, il suo sguardo intenso, quasi umano, le sue orecchie un po’ scostate dal muso (assolutamente atipiche e grande difetto per la razza), i suoi modi un po’ timidi e impacciati, quell’aria da gigante buono che si crede microscopico, hanno letteralmente  conquistato il cuore di mia mamma al primo incontro. Si sono guardate e si sono adorate praticamente nello stesso istante.

Mia mamma era tornata sola dalla montagna perché mio padre era deciso a non rientrare finché il cane non se ne fosse andato di casa, era tornata per aiutarmi a cercare una sistemazione alternativa per il cane.

Mia mamma mi guardò, ancora con le valigie in mano, riguardò la Bella e disse: “lei resta, costi quel che costi!”.

Mio padre le provò tutte: è troppo grande (casa di tre piani con giardino…) sporca, sbava, rosicchia e, soprattutto, me lo rinfaccia tutt’ora, ci si affeziona e quando muore si soffre.

E’ il carattere di mio padre, non ci si può fare nulla, è arrivato a minacciare il divorzio, vergognoso, ma vero, non sapeva più che fare. Me le ricordo ancora le telefonate fiume con mia madre, lui in montagna e lei a casa con me e la Bella. Ridicolo!

Ad un certo punto suonarono i vicini e ci dissero freddamente: “E’ qui il camioncino del canile, diamo via tre dei nostri cani e l’alano, se lo tenete voi bene, se no lo carichiamo”. Ci guardammo complici di chissà quale complotto, mia mamma ed io, e rispondemmo in coro: “L’alano lo teniamo noi!”. Cinque minuti dopo mia mamma era al telefono con mio padre: “ Il cane è parte della famiglia, se lo accetti bene, se no divorzia pure!” Potere canino!!!

Mio padre, alla fine, fece rientro dalla montagna. Quando vide la cuccia gigantesca troneggiare nel salotto, le ciotole (anche quelle enormi) accanto al frigo in cucina con dell’acqua mista a bava tutt’intorno e infine il famigerato alano, con le orecchie tese in avanti che lo scrutava con curiosità muovendo intensamente il tartufone e oscillando lentamente, e quasi impercettibilmente, la coda, si mise a piangere! Non potevo crederci, a piangere! Credo che in cuor suo amasse già quel cane enorme, l’aveva sempre amato, aveva solo paura di affezionarsi e di soffrire, ma ormai aveva incontrato il suo sguardo e l’ incantesimo era fatto.

Così iniziò la nostra meravigliosa avventura con la Bella.

I pomeriggi si andava sui prati di fronte a casa dove si ritrovavano tutti i padroni con i relativi cani. Noi padroni, come i genitori al parco giochi con i figli, a chiacchierare e i nostri “bambini” a correre e a giocare tra loro. Lì conobbi Mike  e Greta, grandi amanti degli alani e dei cani in genere e scoprii che la Bella era stata acquistata da Greta che, non potendola tenere per via della nonna che non la voleva in casa, l’aveva regalata ai miei vicini che, avendo molti animali, le parevano delle persone più che adatte a tenerla. Sbiancò quando le raccontai che la volevano portare in canile. Nel frattempo lei era riuscita a convincere la nonna ad accettare un alano nella loro piccola casa e, così, era arrivato Rasch, primo e unico grande amore della mia Bella. Erano meravigliosi assieme, amoreggiavano abbracciati rotolandosi sull’erba e correvano attorno agli alberi come dei levrieri. Mike aveva un pastore tedesco (Jessica) e dopo qualche tempo ha preso pure lui un alano (Tara). Giocavano tutti assieme, bei tempi spensierati, eravamo lì col caldo torrido e con il freddo siberiano. Poi Greta si è ammalata e Rasch ha iniziato ad avere problemi di cuore, io sono andata a vivere a Venezia e i weekend sui prati sono diventati un bel ricordo di giovinezza…

Anche a Venezia la mia cagnona si è introdotta molto bene, era la mascotte del mio gruppo di amici, veniva con me ovunque e l’assenza di giardino non la toccava affatto, il divano, quello sì che non doveva mancare!

Al bar dove ci si trovava per l’aperitivo la conoscevano tutti, sempre  in paziente attesa che la sua padrona finisse di bere da quel bicchiere con dentro una strana sostanza amara di colore arancione (spritz) e quando la sua amata padrona si allontanava per prendere da bere e la affidava a qualche amico lei stava tutta tesa a scrutare tra la folla, nulla poteva distoglierla dalla sua premurosa ricerca. E al ritorno della padrona gran festeggiamenti con salti e sternuti come se non la vedesse da anni!

Veniva pure in giro per i tribunali, la mia collega ed io la caricavamo in macchina e, mentre io andavo a sbrigare le pratiche, lei aspettava con la mia collega, ovviamente puntando con apprensione la porta del tribunale che mi aveva inesorabilmente inghiottita.

Suo malgrado aveva una padrona molto festaiola e, quindi, dovette sopportare molte feste e cene in casa. Intrattenere gli ospiti era un compito piuttosto faticoso, ma dava buoni frutti dal punto di vista enogastronomico. Una volta un amico sistemò dei salamini sui “gioielli di famiglia” di un ospite che si era appisolato sul divano e lo svegliò proprio mentre la Bella stava per addentare i salamini con le sue spaventose fauci spalancate. Poverino…

Un Redentore tornai a casa all’alba con circa quindici ospiti e la mia Tatona (che era in calore) nella lunga attesa del rientro della padrona vide bene di togliersi mutandine ed assorbente e di rendere quest’ultimo un numero infinito di coriandolini da spargere per tutta la casa. Poi, per completare la magnifica opera d’arte accomodò acsu tutti i letti (dove dovevano dormire gli ospiti) e su tutti i divani lasciando delle raffinate tracce rosse… per fortuna che il tasso alcoolico degli ospiti mi è venuto in soccorso.

Anche mia mamma ebbe qualche problemino con un pranzo tra amiche: aveva preparato una buona peperonata da abbinare agli involtini di pollo, l’aveva messa a raffreddare sul tavolo in cucina, mentre sistemava la terrazza per il pranzo. La Bella usciva in terrazza guardando mia mamma con gratitudine immensa e, ricevuta un frase di approvazione: “amore cosa c’è? Perché ti lecchi i baffi?” (lettura canina: “Fai pure, cara, l’ho messa lì per te”) rientrava in casa, dopo qualche minuto eccola ricomparire in terrazza, stesso commento di mia mamma, stessa interpretazione canina. Alla fine del giochino mia mamma rientrò in cucina e notò che il livello della peperonata era sospettosamente diminuito. Ad accompagnare gli involtini di pollo gli ospiti trovarono una  buona insalata verde…

L’ultimo Natale mia mamma mi regalò dei biscotti allo zenzero a forma di cuore da appendere all’albero. Appesi i biscotti e mi misi sul divano in salotto davanti alla tv. Incredibile, la Bella non arrivava sul divano (di solito dopo un secondo era già arrotolata sognante a fianco a me) andai in cucina a controllare cosa stava facendo e me la vidi col collo proteso verso l’ultimo biscotto rimasto sull’albero, quello più in alto, tipo “cogli la prima mela” vedendomi e mi venne incontro scodinzolante “grazie padroncina mia, che bel regalo di Natale per il cane, ho sempre adorato lo zenzero!” con lo spaghetto d’oro che le pendeva dalla bocca!

Ricordo una volta in piscina a Conegliano dalla mia amica Vale: è saltata in piscina mirando il materassino matrimoniale con Vale che prendeva il sole sopra, ma il culone pesante è finito in acqua e lei si è aggrappata con le unghie alla coscia della mia amica lasciandole un amorevole tatuaggio…

Avrei centinaia di aneddoti da raccontare, veramente più ci penso e più me ne vengono in mente, cari ricordi che mi fanno sorridere e allo stesso tempo mi stringono il cuore.

 

Con mia mamma aveva un rapporto speciale, non so per quale motivo ma quando vidi quel cane per la prima volta provai una sensazione strana, come se la conoscessi già. Quel modo amorevole di guardarmi mi ricordava qualcuno. Mia nonna materna! Morta quando avevo solo dieci anni, ecco chi mi ricordava. L’ho sempre pensato, ma mi sono sempre vergognata di dirlo. “Tua nonna un cane? Eresia!”. Un giorno leggendo un libro di Terzani scoprii che i buddisti tibetani credono che i cani siano la reincarnazione dei loro cari defunti e giustificano con questa credenza il fatto che i cani sono da secoli sempre attorno agli uomini. La cosa mi fece ripensare alla mia sensazione di familiarità vicino alla Bella. Chissà… forse è per questo che era così morbosa nei confronti di mia mamma! Mi piace crederlo, ma non ditelo a nessuno!

 

Il tempo passava, la mia bambina era ormai una vecchietta, per un alano dodici anni sono molti, ma lei correva, saltava, nuotava e mangiava come un bufalo. Il pelo lucidissimo e un fisico muscoloso e forte, solo il muso, ormai completamente grigio, la tradiva, ma allo stesso tempo le dava un aria ancora più dolce.

Ero appena tornata dall’India, 24 gennaio 2008, un mese senza vederla, corsi a trovarla dai miei, era in calore e non potevo portarla a Venezia. Durante il calore restava sempre con i miei perché io, per non lasciarla sola tutto il pomeriggio, la portavo in studio e non è carino per i clienti e i colleghi vedere il cane con la mutandina, anche prendere il battello sarebbe stato un problema. Poi i miei l’adoravano, mio padre parlava solo di lei, la sbaciucchiava tutto il giorno e dopo un po’ che stava da me a Venezia mi chiamava per sapere quando gliel’avrei portata a l Lido. Gli rinfacciavo spesso, le sue pantomime iniziali, quando minacciò persino di restare a vivere eremita in montagna pur di non dover convivere con lei. La sua risposta era sempre la stessa: quando morirà ne soffrirò tanto e sarà colpa tua.

Credo che sia ovvio che ogni affetto aggiunto alla nostra vita determini anche una parte di dolore. Ma che vita arida sarebbe quella di chi si privasse di tutti gli affetti per evitare di soffrire a causa loro?

Ed alla fine abbiamo sofferto.

Ero, appunto, tornata da pochi giorni dall’India, la Bella era a casa dei miei, mia mamma mi chiamò perché non stava bene, sembrava un’influenza intestinale, il veterinario confermò il nostro sospetto. Niente di che, non ha mangiato per un giorno, poi, si è perfettamente ripresa, beveva un po’ di più, ma nulla di allarmante. Dopo un paio di giorni mia mamma notò delle perdite biancastre, era in calore, di nuovo il veterinario, nulla di grave. Il calore riprende il suo corso, mangia e gioca. Il weekend rimango a casa col mio ragazzo, penso di andarla a trovare lunedì a pranzo, non sapevo che era l’ultimo weekend della sua vita.

Lunedì mattina, sono in giro per lavoro, mi chiama mia mamma: “Il cane sta malissimo, ha mangiato, ha giocato, poi ha rimesso e ora ansima e non si muove dal tappeto”.

La mia bambina! Bisogna portarla a Padova, ce lo dice il nostro veterinario del Lido. Solo lì hanno le strutture adatte. Il viaggio dal Lido è lungo, con anche 35 minuti di ferryboat. Guido fino a Padova, lei sembra tranquilla, in realtà è in shock e quando arriviamo non si alza dalla macchina. La visitano: piometra. La operano. L’operazione va bene, ma non si sveglia. Subentra il blocco renale, è stata in shock troppo a lungo.  Ma è ancora, incredibilmente, viva!

Non si poteva restare lì durante la notte e quindi tornammo a Venezia lasciando la nostra dolce bambina sola a lottare contro la morte. Il mio più grande rimpianto è proprio quello di non aver insistito per restare.

Alla fine ci chiamarono e ci chiesero il consenso per l’eutanasia. Era viva, ma in condizioni incompatibili con la vita, non se lo spiegavano nemmeno loro, avevano aspettato sperando nel miracolo, ma non c’era, davvero, più nulla da fare, e iniziava a rantolare, così dissero.

Non volevo che soffrisse, non volevo perderla, mi sembrava un incubo dover decidere da lontano, senza poterla stringere tra le mie braccia, senza poter rivedere il suo meraviglioso muso un’ultima volta. Lei non mi avrebbe mai abbandonata. Lei viveva per me.

Ho dato il consenso.

 

Forse ho sbagliato, forse dovevo correre lì, forse si sarebbe svegliata con me vicino, forse il miracolo alla fine sarebbe accaduto, forse….

Addio mia dolce compagna di avventure, nel mio cuore vivrai per sempre.

Sento ancora il tintinnio del tuo collare dietro di me per la strada, le unghie che battono sul marmo di casa quando cammini, l’odore dolce del tuo pelo vellutato, lo sbatacchiare delle tue orecchie al risveglio, gli starnuti e gli abbai festosi al mio rientro. Vedo ancora il tuo muso scostare le tende quando suono il campanello di casa dei miei, vedo ancora la tua sagoma nera sul divano, c’è il tuo pelo ovunque e le tue bave incrostate sul muro, dove c’è pure qualche pennellata di sangue di coda quando te la rompevi per le troppe feste! Ci sono le foto, i filmini, gli sms degli amici increduli e ci sono due quadri che ho fatto di te, olio su tela, sono venuti incredibilmente belli, nessuno mi crede che li ho fatti io, ma è l’amore e la necessità di esprimerlo che ha dipinto per me e il risultato è inequivocabile. Ma soprattutto c’è l’amore incondizionato che hai provato ad insegnarmi, un insegnamento prezioso proprio perché dato con l’esempio e non con le parole. Un insegnamento che mi ha spinta a salvare un tuo simile dal canile. Non per sostituirti, ma per dimostrarti che ho capito il tuo messaggio. Sono sicura che la tua cuccia non doveva restare inutilizzata, il tuo collare vuoto, il tuo guinzaglio sciolto e i tuoi giochi… no, quelli li ho messi via, ne eri troppo gelosa, non ti preoccupare.

Ed è così che quattro mesi dopo la morte della Bella il mio ragazzo ed io andammo a Roma a prendere Asia. Una meticciona gigante, nera, con la macchia bianca sul petto, come la Bella. Vidi l’annuncio sul sito di “Alanisti”, mi ero iscritta al forum perché avevo bisogno di parlare della Bella con qualcuno che capisse cosa significava perdere un alano. Nel forum ho conosciuto persone meravigliose e nel relativo sito ho visto la foto della mia nuova compagna di vita, un mix tra un alano e un labrador, uno sguardo dolcissimo, ma diverso da quello della Bella, diverso da quello dell’alano.

E’ lo sguardo di Asia. So che la amerò, in realtà la amo già, solo perché è un cane e so cos’ha dentro, so quanto ha dentro. Solo chi ha avuto un cane e si è impegnato a conoscere la sua anima può  capire cosa intendo dire.

Viveva da tre o quattro anni in un canile di Roma, sola, in una gabbia. Siamo andati giù una prima volta solo per conoscerla e una seconda per portarla a casa.

E’ buonissima, direi perfetta, si è già integrata nella mia vita sociale, è già venuta in studio, ha annusato tutta la casa, ha sentito l’odore della Bella, l’odore di un cane che lì è stato felice, ha capito di essere diventata anche lei un cane fortunato.

Mio padre ancora non sa che ho preso un nuovo cane, è disperato per la morte della Bella, piange ogni volta che la si nomina e non vuole più affezionarsi ad un cane, me lo ha già detto chiaramente. Questa volta, però, non vivo con lui e mia mamma, ho la mia casa, con il mio ragazzo, ed è lui che mi ha spinta a reagire e a prendere Asia, lui mi ha promesso di aiutarmi a tenerla, da sola non ce l’avrei mai fatta. Lui che quando mi incontrò circa due anni fa non comprendeva il mio rapporto con la Bella, lui che non sopportava quando la baciavo, e non capiva perché la facevo dormire in camera con noi, lui adesso bacia Asia, parla solo di lei, e la fa dormire nel letto; ed è proprio guardando me e la Bella che ha capito che nei cani c’è qualcosa di speciale e ha deciso di approfondire la loro conoscenza.

La casa è di nuovo piena di peli, ci sono bave in cucina da asciugare continuamente, ciotole da lavare, cibi da cucinare, passeggiate da fare anche sotto la pioggia e ho ricominciato a scendere a mezzanotte  per l’ultima pipì, niente più voli last minute, niente più weekend improvvisati in giro.

Un muso mi scruta dal divano, è l’ora della pappa, ogni mio movimento è un segnale di via, sono di nuovo la Francy, quella con il grande cane nero e sono di nuovo felice!

 

Grazie di tutto amore mio.

La tua mamma Francy

 

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