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Iniziamo da qui…. 11 maggio 2002…sono sul sedile
di dietro della macchina e tengo stretta a me una cucciola di due
mesi che inizia piangere e sentire che qualcuno la sta portando via
dal suo mondo, dai suoi cari. Mi si sta spezzando il cuore, anche se
solo in parte posso intuire la paura che sta provando.
Cosi’
l’accarezzo la stringo piu’ forte e la rassicuro con parole che mi
sgorgavano naturali dal cuore…” tranquilla cucciola da oggi in poi
per noi sara’ l’inizio di una nuova vita, e io farò tutto il
possibile per aiutarti a crescere felice ed in salute.
L’allevamento si allontanava e lei non smetteva
di rimanere in contatto con la sua vecchia casa. Guardando con occhi
vitrei e spaventati le immagini che scorrevano dal finestrino.
Nel frattempo io cercavo di ripassare mentalmente
la lezione intensiva su cornetti, dosi mangime, integratori,
bisogni, relax dopo i pasti, pisolini, il fatto non farle fare le
scale per tanti mesi.
Ero in piena fibrillazione non mi sembrava vero,
stavo portando a casa il sogno di una vita, era il mio ventinovesimo
compleanno e gia’ sognavo questo momento a 15 anni.
Quando arriviamo a casa, Lona, come l’avevamo
chiamata in famiglia scende dalla macchina e ancora un po’
spaventata incomincia ad annusare in giro. Io guardo la faccia
sorridente e divertita di il mio babbo che forse assaporava come me
questo momento da diversi mesi, e lascio scorrere i miei occhi sullo
scoglio piu’grande il volto contratto in una smorfia della mamma, la
quale assomigliava, la mia stupenda cuccioletta, a Golum del Signore
degli anelli, e non riusciva a staccare la mira dalla dimensione
delle zampe, che solo in parte, profetizzavano lo spazio futuro che
Lona avrebbe occupato.
C’è da dire che presi la decisione di farmi
quest’immenso regalo in un periodo personale molto difficile.
Diciamo che per vari fattori avevo scelto di stare vicino alle
persone sbagliate per me e n’era venuto fuori un vero disastro,
ovvero un pesante crollo della personalità che si ribellava e
chiedeva aiuto attraverso imbarazzantissimi attacchi di panico e
crisi varie.
Avevo bisogno di distrarmi da quella sabbia
mobile che ero diventata e il prendermi cura di qualcuno mi sembrava
un’ottima idea. sicura che quello che era ancora integro della mia
personalità era un forte senso del dovere e quindi una volta assunto
l’impegno non mi sarei tirata in dietro. Comunque avevo una lista
completa di punti a mio favore quali: potevo permettermela perché
non avevo altri sfoghi tipo ferie, discoteche ecc…(stavo conducendo
una specie di vita di clausura) e lavorando in proprio avrei potuto
tenerla sempre vicino a me, possedevo sia spazio all’esterno che
all’interno per cui lei sarebbe stata libera di scegliere ciò che
preferiva.
Ho cercato di fare le cose nel miglior modo
possibile dall’inizio, forse la paranoia, la pignoleria, la paura di
lasciare anche la minima cosa al caso, facevano parte della stessa
patologia che mi accompagnava…fatto sta che prima di decidere di
andare in allevamento ho fatto scorta di tutte le letture che
trovavo sul tema seminandole anche scrupolosamente per casa, per non
prendere alla sprovvista nessuno ed ho cercato contatti con cinofili
della zona che m’illustrassero i vari problemi.
Tutti sembravano
volermi distogliere dal mio fine, ma anche se ogni tanto crollavo
poi questo desiderio risaliva forte dentro di me. Fino ad una
domenica, quando a Pesaro, ad una mostra, incontro una bella coppia
di signori di Jesi accompagnati da una bellissima femmina nera, di
nome Asia, i quali gentilmente rispondono a tutte le mie domande.
Saranno poi stressati dalla sottoscritta, anche
in seguito per aiutarmi in un acquisto che poi per l’ansia del
momento mando in fumo. …infatti, prima di trovare la mia patatona,
ho fatto arrabbiare un paio d’allevatori. L’ho detto ero un po’
paranoica e vedevo fregature a destra e a manca. Avevo questa forma
di prudenza patologica.
Successivamente scopro un'altro allevamento
vicino a casa, lo cercavo nei dintorni, perché volevo un allevatore
che mi seguisse, dato che era saltato fuori che si trattava di una
razza tanto delicata.
Mi metto in contatto con la titolare e mi dice
che ha proprio una cucciolata di marzo che potrà far uscire in
maggio, NO ooo!!! cascava a fagiolo col mio compleanno.!!!
Nel frattempo conosco l’allevatrice e ci
scambiamo domande e risposte reciproche, quindi in base alla
situazione al luogo dove dovrà vivere tenta di scegliermi una
femmina col labbro meno accentuato, dicendo che questo avrebbe
limitato un po’ la sbavatura e la trazione verso il basso della
palpebra. Tutto il resto sembrava a posto.
Due mesi sono lunghi da aspettare… e dopo un mese
chiedo all’allevatrice se posso andare a vederla, e lei naturalmente
accetta.
Avevo sentito più volte la storia del colpo di
fulmine fra il cagnolino e il suo futuro compagno umano, dove si
lascia intendere che nella scelta non si può sbagliare, perché e’
il cucciolo che col suo cuore puro ed un istinto che noi, invece,
abbiamo soffocato, ti viene in contro e ti sceglie, quindi ero tutta
aperta a questo fantastico momento.
Mi affaccio emozionata al box dove una bella
mamma arlecchino ci viene in contro col suo mucchio di botoli
rotolanti, tutti si alzano alla rete per odorarci e io cerco questo
sguardo più forte che mi dicesse: “ hei!!!sono io guardami”. Ma..sinceramente….mi
sembravano tutti uguali….alzo gli occhi sulla padrona di casa, e
vedo che strige gli occhi e inizia a contare e…indovinate chi
mancava all’appello?
Praticamente l’unica a cui non importava niente
di venirmi a conoscere era proprio la mia “eletta”, che arrivò in un
secondo momento tutta assonnata e probabilmente scocciata, simulando
un entusiasmo nel passo che le veniva spronato da una morbida e
ritmica spintina del piede dell’allevatrice sul sederino.
Bhe!! non era l’incontro che avevo in mente, ma io
mi rigiro tutto a favore, e decisi che quest’episodio l’aveva in
qualche modo distinta dagli altri, che, invece, mi sembravano tutti
uguali.
Non fa una piega vero?
…comunque ritorniamo al nostro arrivo a casa, era
per fortuna una bellissima giornata di sole, cosi Lona ebbe la
possibilità di annusare e perlustrare ogni angolo dove io la portavo
perché era già la mia ombra.
Al piano superiore dove lavoravo le
avevo preparato una stanza solo per lei con le ciotole Il materassino, etc…
Presto scopriamo che lei di passare anche mezzo
minuto da sola non ne vuole sapere.
Quando scendiamo per mangiare iniziamo a sentire
da sotto delle galoppate e dei pianti che ci richiamano subito al
piano superiore, aveva naturalmente gia battezzato il materassino,
il pavimento, etc…distribuendo quel quantitativo esagerato di roba
che era riuscita ad espellere per tutta la sua camera ed il
corridoio. Ma quando ci vede piena di gratitudine mi ribalza
addosso, dal sollievo nel rivedermi.
Passiamo il pomeriggio con altri tentativi ma
niente, decidiamo però che la notte deve imparare a trascorrerla da
sola nella sua stanza.
Alla sera crollo nel mio letto e poi nel sonno
incomincio a sentire delle galoppate come di una mandria impazzita e
degli urli che non assomigliavano ne, a latrati ne, ad ululati,
quello che raggiungeva le mie orecchie ed il mio stomaco era il
suono della disperazione, … deglutisco…., mi alzo,….. vado in
corridoio dove incontro mio babbo, già con un’idea in testa, “…In soffitta abbiamo dei vecchi materassi, ne
prendiamo uno, lo mettiamo per terra e dormite insieme di sopra.
Prenditi su il piumino.!”
Andiamo su per questa missione e quando ci vede
la piccola non sta nella gioia, la porto giù in braccio a fare i
bisogni poi la riporto su dove trovo il nostro letto dove
trascorrere la notte già pronto.
Ma non era finita…. Non ce ne’eravamo accorti che
stava arrivando un gran temporale. Io e la cucciola non abbiamo
chiuso occhio per tutta la notte a causa del frastuono che così
forte non si era mai sentito e per la luce dei lampi che illuminava
continuamente l’ingresso dove eravamo accampate per la notte.
E’ stato un calvario lei non la smetteva di
disperarsi e io mi sentivo sempre più incapace nel consolarla ed in
adatta a questo ruolo. Stavo entrando in un post Partum, forse ?
La mattina dopo alle 6. , di domenica, con
gli occhi sbarrati dall’insonnia, aspetto un’ora decente che non
arriva mai, poi chiamo l’allevatrice, le dico che quest’esperienza è
più grande di me e voglio riportarla dalla sua mamma. Dall’altra
parte della cornetta sento una voce fredda e distaccata che mi dice
“… ma scusa… cosa pensavi che ti avessi dato un peluche ?
E’ stato uno schiaffone, ma che mi meritavo. Mi
ha invitata ad aspettare una settimana almeno, e per fortuna l’ha
fatto perché Lona ci ha messo un po’ ad ambientarsi ma forse ero
anch’io a dovermi adattare a lei.
In realtà è stato l’inizio di uno
splendido ed indimenticabile viaggio insieme.
L’indomani mio padre che ha sempre dimostrato una
gran voglia di partecipare in questa vita con lei, ci aveva gia
sistemato un bel letto castello nella sua cameretta, e per due anni
abbiamo dormito insieme io sopra e lei sotto, ogni tanto però la
potevo lasciare, aveva imparato a restare sola, salvo nei periodi
delle gravidanze isteriche dove perdeva veramente la ragione e
dovevo stare con lei assieme alla fialetta dei fiori di back Per
aiutala e consolarla. Delle volte mi sono sentita anche sua figlia.
In questi due anni ho girato svariati veterinari
per riuscire a curare anche i più lievi disturbi che venivano fuori
ma nessuno mi accontentava e soprattutto qualcuno mi sembrava anche
molto opportunista e abbastanza inesperto.
L’allevatrice mi aveva avvertito, e aveva anche
aggiunto di non esitare a contattare lei per ogni cosa perchè
probabilmente, avrebbe saputo darmi consigli più validi data
l’esperienza e soprattutto era appoggiata a veterinari che
sicuramente conoscevano bene la razza.
Pensate che un veterinario dei miei posti quando
andai per la seconda vaccinazione, m’infamò nel vero senso della
parola, per non avergliela portata prima, perchè continuava a dire
“.. è visibile ad occhio nudo che questo cane è rachitico.”
GULP !!!!! RACHITICO ??????!!!, le fa un mucchio
d’esami poi dice che non vanno bene, mi saluta dicendo sei
consapevole vero di aver acquistato il cane che campa di meno in
assoluto, e io rispondo si va bè! ma ci sono anche casi in cui si
arrivano ad una bella età e non è detto che non sia il suo caso.
NON GUFIAMO PER FAVORE!, comunque mi prescrive dei gran integratori
un altro mangime e dice che bisogna vedere il risultato degli esami.
Prendo l’appuntamento in allevamento per portare
oltre la rachitichina, e quando la vedono, la trovano semplicemente
e solo lievemente in sottopeso. Infatti io mi attenevo
scrupolosamente alle dosi per non appesantirla e sapevo che era
meglio magra, per non gravare sull’ ossatura piuttosto che grassa.
Dovevo solo aggiungere un po’ di formaggio alle
dosi e si sarebbe rimessa a posto in brevissimo tempo.
Anzi la trovarono molto bella. E mi
consigliarono di portarla in mostra, una volta raggiunti i mesi
giusti.
Io non avevo queste intenzioni, ma mi sembrava
una bella alternativa, per passare qualche domenica.
Andare in mostra con lei fu sempre un successo
Infatti nel 2003 ad Ancona ha anche vinto il
primo posto in classe giovani.
La gloria è durata poco, però, infatti a due
anni le sentiamo come dei grossi fagioli nella gola, la mamma dice
“.. ma saranno le tonsille”, la portiamo subito dai veterinari dove
finalmente mi ero appoggiata.
Subito ci spiegano che si trattava di ghiandole
linfatiche e ci insegnano a sentite tutte le altre distribuite nel
corpo.
Poi procedono con un ago spirato, nel responso
del quale, si consiglia di procedere con una biopsia.
E dopo un po’ di giorni, mi arriva quella
maledetta telefonata.
Si trattava di un linfoma plasmacistico per
dirla in termini medici, e dovevano stabilire di quale natura
fosse per determinare il tipo di cura da fare.
I veterinari mi hanno subito messo di fronte al
fatto che il costo degli esami con cui proseguire sommato a quelli
già fatti sarebbe stato alto, ma che mi sarebbero venuti in contro
in qualche modo, e poi la cura che sarebbe andata in base al peso
avrebbe a sua volta inciso sul costo totale, senza assicurare la
vita della nostra adorata Lona.
Urgeva una riunione di famiglia.
Esito, tutti
avremmo fatto il possibile per aiutarla a sopravvivere e mi sarebbe
arrivato un aiuto economico anche dai miei,.iniziammo così il
protocollo della chemioterapia.
La prima telefonata della veterinaria col
responso della biopsia era stata per me come una lama di pugnale che
ti squarcia dalla testa ai piedi. Infatti grazie alla mia cucciola
ero riuscita a fare una bella pulizia nella mia vita, avevamo
eliminato tutti quelli da cui mi ero lasciata annullare, il lavoro
ci era venuto così bene, che eravamo restate noi due sole, ma
felici come poche e non potevo accettare che uno schifo di malattia
me la portasse via, così giovane.
In realtà con la cura Lona non perse la sua
esuberanza, anzi vi dirò di più, non vedeva l’ora di andare a fare
la chemio , in ambulatorio saltava quasi da sola sul lettino a
prendersi tutte le coccole, in particolare di una delle veterinarie
che lei adorava.
Andammo avanti così per 6 mesi, che in realtà
erano quelli che le avevano dato come speranza di vita, poi la
reazione era così ottima che provarono a sospendere per vedere se si
erano bloccate le cellule tumorali, invece tutto ricomparve perché
era una forma recidiva, però da una volta a settimana di flebo,
eravamo passati a 10 gg., Poi 15, poi 20, fino ad arrivare ad un
mese.
Nel frattempo mi sono innamorata ho spiegato al
mio lui che con me viveva questo essere meraviglioso, che per me era
importantissima e qualunque decisione l’ avrei presa calcolando
anche la sua presenza, e che semplicemente vivendo vicino a me
sarebbe vissuto anche con lei. Quindi ho cercato di farli avvicinare
ed affezionare, non è stato amore a prima vista perchè non si
trattava esattamente di un amante degli animali, in più a quella
dispettosa è sempre piaciuto spaventare a morte quelli che avevano
paura. Faceva delle recite pazzesche nei panni del cane feroce,
quando in realtà era una gran coccolona e anche un po’ fifona.
Ma all’occorrenza mi sentivo tranquilla perchè
anche se non ce né mai stato bisogno lei avrebbe preso le difese di
chiunque.
Non dico chiunque a caso, bastava farsi parte
sottomessa per richiamare il suo aiuto, era come Gandhi, professava
la non violenza. Non tollerava che qualcuno alzasse solo un dito o
la voce verso qualcun altro.
Prima ti avvertiva brontolando poi se non capivi
si faceva intendere in un altro modo.
Ormai le medicine e le flebo erano state
metabolizzate nella nostra vita, come una prassi normale, e non
pensavamo più alla morte, io personalmente pensavo che grazie alle
cure, lei sarebbe vissuta così energica e felice ancora per lungo
tempo.
Ma un giorno durante una delle nostro
passeggiate, trovo delle tracce di sangue nella pipi della Lona.
Mi prendo un colpo, in un attimo riaffiora tutta
la paura che in tre anni avevo rimosso.
I veterinari mi dicono che non è niente, forse
una lieve cistite, poi viene fuori che fra gli effetti collaterali
di uno dei farmaci che prende c’e’ propri la cistite.
Partiamo con gli antibiotici specifici ma non
servono a niente col tempo le teniamo in osservazione la vescica con
delle ecografie, si formano come dei grumi che aumentano piano piano
la loro massa, infatti incomincia ad espellere anche dei tessuti.
Tutti sono d’accordo sul fatto che non è il caso di operare perché
se fosse stato qualcosa di maligno la cura era già quella che stava
facendo e se si trattava invece di un peggioramento della cistite
gli antibiotici che prendeva erano l’unica cosa da fare.. Era meglio
non rischiare con interventi in questo caso più pericolosi che
utili.
Ceraci una conferma anche dai veterinari
dell’allevamento. E la trovai.
Restai a guardare la situazione che
peggiorava con la sensazione che non era possibile non trovare una
soluzione. I veterinari dissero anche che ci sono casi di cani che
campano anni perdendo sangue nelle urine.
Comunque lei stava sempre cenone, sembrava non
dare peso a tutti gli “acciacchi” della sua salute.
Poi una sera di Gennaio, eravamo sole e capita il
primo episodio paranormale, ero bloccata sul divano anch’io in preda
una forte cistite, che non potevo curare a causa della gravidanza,
mi chiedevo se si fosse accorta che dentro di me cresceva una vita,
mi chiedevo come l’avrebbe accettato, ecc.. poi lei si alza e viene
da me ed incomincia a strisciare il muso, poi tutta la testa e poi
anche il collo, sulla mia pancia e va avanti per un a serie
interminabile di minuti, tanto che io colpita da questa dolcezza che
superava le sue effusioni normali scoppio a ridere e dico “ma Lona
cosa fai??” Lei continuava ancora più forte poi ad un certo punto si
ferma mi guarda mi si avvicina muso a muso poi fa un cenno uno
sbuffo come di soddisfazione e se ne torna al suo posto dove si
rimette a sognare.
Ci potete credere o no da quel giorno mi e’
scomparsa la cistite che mi faceva stare male dall’inizio della
gravidanza mentre invece Lona ha avuto un crollo repentino nella sua
salute.
Io non potevo fare sforzi così i miei l’hanno
dovuta caricare sul furgoncino per portarla a fare una eco per
vedere cosa era peggiorato dentro di lei. E hanno scoperto che
l’intestino era oc, lo stomaco pure il cuore ottimo, un rene
perfetto, la vescica invece era così piena di tutte queste masse che
andava ad ostruire l’altro rene, causando dei reflussi d’urina.
Sotto ecografia hanno siringato tutto il liquido che non poteva
espellere diversamente, le hanno fatto una flebona d’antibiotici e
cortisone, una volta a casa piano piano si e’ ripresa.
La mia patatona era incredibile, aveva una sopportazione del dolore fuori
del normale. Infatti nell’ora di pranzo del giorno dopo, sentiamo il
suo inconfondibile BHU!!! sotto la finestra della cucina : che
significa “FORZA lanciatemi il mio panino.”
La razione di pane secco La resuscitava da ogni
oblio.
A quel bhu ! siamo corsi tutti alle finestre dai
piani differenti in cui viviamo col cuore che scoppiava di felicità,
per verificare se quello che vedavamo udito era
vero.
Era vero!!! la nostra Lona si era rialzata e come
prima ci guardava tutti con i suo bellissimi occhi castani dalle
sfumature dorate, l’orecchio un po’ abbassato, il muso in su e la
lingua penzoloni, mentre ci diceva mi e’ venuta fame e’ ora della
mia razione!
Non credevamo ai nostri occhi e tutti siamo corsi
su piani diversi alle nostra dispense per procurarle la sua razione
gridando, “la Lona si e’ alzata e’ tutto passatoooo!!!
Il giorno dopo e’ riprecipitato il tutto. Per
due settimane l’abbiamo accudita giorno e notte senza interruzione,
omogeneizzati carne in scatola antibiotici, non riusciva più ad
alzarsi lei non voleva ma alla fine si e’ arresa e ha incominciato a
fare i suoi bisogni che in beltà erano solo grumi di sangue perchè
il resto non riusciva più ad uscire, sul suo divano sopra a teli
che le venivano cambiati più volte durate la giornata e la notte per
farla stare asciutta. La giravamo anche per non farla indolenzire
schiacciata dal suo peso sempre da un lato. Era diventata
scheletrica gli ultimi due giorni non volva più mangiare e io non
insistevo tanto poteva liberarsi era meglio non gonfiarla, ma
cercava l’acqua la cercava sempre con la lingua, tirava su il suo
testone di velluto per bere nella ciotola e faceva il gesto per
molti minuti ma l’acqua non calava perchè non riusciva a deglutire,
sono andata giù nella sua gola con una mano e ho scoperto che era
tutta bloccata da una pasta bianca non so se era saliva o
qualcos’altro ma non si liberava, cercavo di tenerle il naso, la
lingua e le gengive umide con una salvietta sempre imbevuta d’acqua
sperando di recarle un po’ di sollievo.
Poi un mattina presto, ci siamo trovati tutti lì
e mio babbo ha incominciato a dire che eravamo crudeli che erano
egoisti e avremmo dovuto farla addormentare. Io cercavo di prendere
tempo sperando in un miglioramento.
Poi abbiamo preso la decisione
ma abbiamo chiesto ai veterinari che l’avevano curata in questi 3
anni se potevano venire loro perchè preferivamo che si fosse
addormentata nella sua casa vino a noi. Proprio quel giorno nessuno
dei due poteva venire ma proposero un sostituto che non avevamo mai
visto. Allora ci facemmo prescrivere degli antidolorifici per farla
arrivare col minimo dolore fino al giorno dopo, perchè non
volevamo che uno sconosciuto la aiutasse a morire. Su questo c’era
stato un tacito accordo fra noi
Poi arrivò quella mattina del 31 gennaio 2007
che io ho battezzato come il giorno più schifoso della mia vita, ho
passato con lei qualche ora della notte precedente e tutta la
mattina tenendo le sue zampe davanti, sulle mie gambe
accarezzandola ininterrottamente e lei c’era, non stava andando in
coma, come dicevamo, perchè se smettevo lei allungava la zampa
ancora ingorda a cercare le mie carezze.
Da fuori si sentivano dei rumori di falegnameria
mio babbo aveva tirato fuori i suoi arnesi tagliava segava,
avvitava, aveva deciso di farle una bella cassa dignitosa dove
riposare.
Nel frattempo io le parlavo e le dicevo di stare
tranquilla che ci saremo riabbracciate e piangevo.
All’arrivo di mia mamma, scappo, vado in
oreficeria e prendo una medaglietta a forma di cuore di quelle che
ci si regala fra innamorati, quelle che si spezzano a metà . torno
a casa e con determinazione incido con un punteruolo le nostre
iniziali, poi uno lo lego al suo collo e uno al mio con la promessa
che ci ritroveremo un bel giorno.
Lona e’ stesa lì sul suo divano, sembra priva di
sensi ma la cassa toracica si alza e si abbassa.
Quando arriva la veterinaria come attraversata da
una scossa, con un colpo di reni si alza quasi seduta, come se
avesse visto … boh !!! Non so cosa ! Poi si lascia ricadere. Più in
coma di prima.
Data la reazione io penso che sia il caso di
annullare tutto, poi mi dicono che non avrebbe passato la notte,
che la reazione era dovuta al fatto che magari la sua voce la
conosceva in ambulatorio ma in effetti non era mai arrivata così in
casa e probabilmente questo l’aveva allertata.
In ogni modo mi vergogno a dirlo, ma mi hanno
allontanato per le mie condizioni ed è rimasto lì mio padre che
comunque lei adorava e che sotto mia indicazione non ha smesso di
accarezzarle le zampe fino a che il suo cuore non ha smesso di
battere….mentre di sopra dalla disperazione si stava fermando anche
il mio…nello stesso momento. Ho sentito il boxer ed il dobermann dei
vicini ululare e ho pensato che la stessero salutando.
Tutti abbiamo pianto, mi hanno detto anche la
veterinaria alla fine ha ceduto, l’aveva in cura da così tanto
tempo.
Quando mi hanno permesso discendere era già
sistemata nella sua cassa e mi sono commossa nel vedere che mia
mamma le aveva messo un peluche nuovo per le gravidanze isteriche,
allora io ho aggiunto i fiori di back, poi sempre lei ha pensato
alla cosa che adorava di più una bella pagnotta di pane,secchissimo.
Poi abbiamo cercato il vecchio pallone da basket col quale giocavamo
sempre a calcio. Era il suo da sempre perchè era l’unico che non
aveva sfondato.
Poi l’abbiamo coperta con un suo plaid, le ho
messo la poesia del “ponte arcobaleno” l’ ho baciata un’ultima
volta, e ho lasciato che il babbo andasse via con lei sul luogo
della sepoltura. E’ volutamente voluto andare da solo e so che per
la strada ha pianto. Sul posto già c’erano degli uomini che lo
aspettavano.
Purtroppo a casa non si poteva mettere. E questo
per me è un altro fattore di sofferenza. La sono andata a trovare
svariate volte dove riposa e mi fa sentire un po’ meglio.
Una notte… dopo la sua morte, sono svegliata
dall’abbaio profondo e cupo della Lona era inconfondibile e voi lo
conoscerete di certo bene come me, prima lo sento di sotto sulla
strada, poi lì in camera vicino al letto. E, dico”… non è possibile
lei non c’è più.”.
L’indomani scopro che mio babbo aveva lasciato la
macchina in strada e qualcuno l’aveva rubata.
La Lona voleva avvertirmi e io non la sono stata
ad ascoltare. Questo era il secondo fatto paranormale. Il terzo è
meno para, ma forse più psicologico, tutte le notti vado a dormire
sperando di poterla riabbracciare in sogno perchè ho un gran bisogno
di lei, mi capita di sognarla, ma una volta in particolare, verso il
mattino ero nel dormiveglia, quando mi sono trovata veramente
aggrappata a lei nel letto, sentivo l’odore, i peli che scorrevano
sotto le mie dita mentre l’accarezzavo e percepivo un po’ più di
carne sopra a quelle costole scheletriche, che sporgevano fuori
alla fine. lei spingeva il nasone oltre la mia spalla dietro il mio
collo così non l’ho vista in faccia.
Ma è stato di un realistico
pazzesco, questo è successo a quasi quaranta giorni dalla sua
partenza, da allora non l’ho più sognata e mi manca tantissimo..
Complimenti a chi è arrivato fino a questo punto.
E soprattutto grazie di aver voluto condividere con noi quest’
esperienza.
Beba |