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L’ALANO
Mirella Rossi, Proprietaria di Bruma, Roma
Ciro Spinella, Allevamento Alani de Estherluna,
Marineo ( Pa )
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Siamo soli, assolutamente soli su questo
pianeta fortuito; e fra tutte le forme di vita
che ci circondano non una, tranne il cane,
ha stretto alleanza con noi.
Maurice Maeterlinck
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LE ORIGINI
L’antenato dell’alano va ricercato nel capostipite
originario, antenato di tutti i cani di gran mole e dei molossi in
genere.
La prima immagine che ricorda la figura dell’Alano, è quella
rinvenuta in una tomba egizia del 3000 a.C.. Vi è raffigurato un
cane di grande mole e dal mantello arlecchino ma il suo aspetto è
molto più simile all'attuale Cane dei Faraoni dall' inconsueto
mantello pezzato. D’altra parte non vi è alcuna prova che lasci
immaginare che gli Egizi abbiano allevato cani "tipo mastino".
Ugualmente avvincente, ma certamente molto improbabile, è
l’identificazione di un "simil-alano" in uno scorcio di letteratura
cinese del 1121 a.C.
E’ invece certo che i popoli medio-orientali allevassero e
preferissero cani di grande stazza, possenti e vigorosi, dalla testa
pesante, orecchie pendule e labbro cadente. Secondo Siber, il re
macedone Selenco I possedeva splendidi esemplari e ne faceva dono
ai sovrani dei popoli alleati.
I più eminenti cinologi concordano nel riconoscere quale
antenato atavico di tutti i molossoidi e delle razze con essi
incrociati, il Mastino del Tibet.
Zoologi famosi quali Keller (1903) e Tschudy di Basilea
(1926) formulano l’ipotesi che i Fenici diffondessero in Europa,
arrivando fino alle coste delle odierne Francia e Inghilterra, i
loro cani e servendosene anche come merce di scambio. Questi cani
di origine indo-europea avrebbero concorso all’origine del Canis
familiaris decumanus, universalmente accettato come il diretto
antenato dei Mastini europei, utilizzati allora e per molti secoli
ancora per la caccia al cinghiale e per il combattimento contro gli
orsi e i tori, ovvero l’avo della specie medioevale teutonica del
cane da presa, detto Saupaker (acchiappa cinghiali).
Un’altra tesi concorda nell'origine indo-europea, ma sostiene
che fu il battagliero popolo degli Alani a diffondere i loro grandi
e forti cani da presa durante le campagne di guerra. Gli Alani
furono assoggettati dagli Unni nella seconda metà del IV secolo e
attraverso grandi migrazioni, insieme ai loro cani, giunsero in
ogni regione d’Europa.
È tuttavia palese che nell’antichità siano stati allevati
cani da presa di grande mole, combattivi e possenti. Anche i Romani
li ebbero in gran considerazione, fino ad importarne molti
esemplari, dopo la conquista della Britannia. Fu istituita persino
la carica del Procurator Cynologie, un ufficiale romano che
risiedeva a Winchester, detta "la città dei cani" e aveva il
mandato di scegliere i soggetti superiori per inviarli a Roma.
Nel Medioevo i molossi erano allevati per due scopi: la
guerra e la caccia. I cani da guerra dovevano essere dotati d’enorme
ardimento e ferocia per affrontare il nemico in battaglia protetti
da corazze rafforzate con lance e punte affilate. I cani da caccia
dovevano avere il vigore di attaccare e uccidere orsi e cinghiali,
dopo aver scovato e raggiunto le prede. Velocità e scatto erano doti
essenziali e per ottenerle era fondamentale la presenza di una
struttura longilinea e alquanto leggera.
Molti cinologi ipotizzano che per ottenere il cacciatore
migliore, possente e veloce, agile e scattante furono incrociati
mastini e levrieri.
Lo zoologo Brehm sostiene che fu nei secoli XII e XIII che
si ottenne da tali incroci l'Alano medioevale. Dhers (1956) invece
scarta questa supposizione, affermando che l'Alano moderno non
possiede alcuna peculiarità dei Graioidi (levrieri). Testimonianza
essenziale resta in ogni caso il testo "Miroir" (XVI) di Gaston
Conte de La Foix, conosciuto anche come Phoebus, in cui si
descrivono i cani che costituivano le mute per la caccia al
cinghiale, denominandoli "alaunt vautrait". Gli stessi cani sono
perfino raffigurati in un altro tomo del Phoebus, "Livre de Chasse"
del 1387 e, senza ombra di dubbio, l’immagine può essere paragonata
soltanto all'Alano. D’altra parte, non sono poche le
rappresentazioni iconografiche dell’epoca: quadri, arazzi e gobelin,
mostrano scene di caccia dove questo tipo di cane è il protagonista.
Va evidenziato che le orecchie sono tagliate cortissime, sicuramente
per non offrire un appiglio alla preda.
Vi sono scrittori che tentano di assegnare all’antenato
dell'Alano, un paese d’origine sin dal XV secolo. Sostengono che,
in quel periodo, il cane da muta più affine all’Alano, era ricercato
dai nobili inglesi. In ogni caso va evidenziato che tra i cani
giganti l'unico ad avere una pur indefinita rassomiglianza con
l'alano è il Mastiff, ossia il Mastino Inglese. Stranamente Angelo
Vecchio nel suo testo sulle razze canine del 1912, denomina Grande
Danese l'Alano e considera sinonimo di Mastiff il nome Alano. Molte
stampe ottocentesche inglesi rappresentano una specie di mastino
leggero definito appunto Alano, termine completamente inesistente
nell’attuale nomenclatura delle razze in Inghilterra.
Riguardo alle nostre mute, va rammentato l’uso tra i sovrani dei
vari Paesi di scambiarsi i migliori cani, considerati come un dono
prezioso e raffinato. Inizia così, un inconsapevole scambio delle
migliori "linee di sangue".
Nei secoli XVII e XVIII scopriamo in Germania un cane sempre
più simile al nostro Alano e, da scritti dell'epoca, apprendiamo che
nel nord del Paese si preferiva un soggetto più massiccio e pesante,
mentre al sud un elemento più elegante e veloce. Gradualmente ci
avviamo verso un’epoca in cui si realizza una vera e propria
selezione nell’intento di ottenere cani di razza provvisti di
caratteristiche morfologiche caratteriali e, quindi funzionali, ben
precise e riproducibili nelle discendenze. A riprova di ciò nel
1770 il naturalista Buffon stilò la "Table de l’Ordre des Chiens",
colma d’illustrazioni tra cui figura un vero Alano arlecchino.
Altrettanto innegabilmente si tratta di un Alano arlecchino quello
riprodotto in un trattato dell'eminente naturalista svedese Carlo
Linneo (1707-1778).
Si può quindi affermare che l'Europa Centrale e in particolare i
Paesi Sassoni, siano stati il luogo d’origine dell’Alano attuale.
Sorprende notare che non vi è alcuna dimostrazione che faccia
immaginare che un cane simile all'Alano sia stato particolarmente
stimato o richiesto in Danimarca, come potrebbe far pensare il nome
"Danese" usato in Italia per indicare l'Alano fulvo o il termine
"Great Dane" con cui è denominato nei paesi di lingua inglese.
Divertente ma non certo scientifica è la spiegazione del Conte di
Bjlandt nel suo famoso volume "Races de Chiens" (1897): suppone che
il nome derivi dall'aspetto dell'Alano fulvo, alto e biondo come gli
abitanti della Danimarca.
Per quanto nebulose possano essere le origini dell’Alano,
alla Germania va riconosciuto, senza ombre di dubbi, il merito di
aver selezionato e fissato le caratteristiche dell'Alano attuale. Il
"Deutscher Dogger Club", società preposta a tutela della razza, fu
fondato nel 1888 e il primo Standard risale al 1891. Da allora
l'Alano si è diffuso in tutto il mondo, conquistando numerosissimi
ammiratori per le sue qualità. Per quanto si riferisce al nostro
Paese, le prime notizie sicure sulla presenza di Alani risalgono al
1902, ma solo intorno agli anni Venti la passione e l’impegno del
conte Carlo Brasavola de Massa di Verona, che allevava con l'affisso
"Alania", permisero di riuscire ad avere i primi individui campioni.
LE CARATTERISTICHE DELLA RAZZA e IL CARATTERE
L'Alano è un
cane speciale, di una bellezza grandiosa, da mozzare il fiato, non a
caso soprannominato APOLLO e unico per aspetto e carattere. Conscio
della sua mole e della sua forza, da adulto è particolarmente
attento a non provocare danni alle persone o alle cose che lo
circondano. Estremamente sensibile, è particolarmente delicato e
protettivo nei confronti dei più deboli.
L'amore e
l'attaccamento quasi morboso che nutre per i suoi padroni lo rendono
un amico fantastico per tutta la famiglia. Per queste sue qualità si
adatta a vivere bene anche in un piccolo appartamento, a patto che
si possa portarlo a passeggio abbastanza spesso.
L'Alano cerca
continuamente il contatto, anche fisico, con il padrone e predilige
essere sempre compartecipe della vita familiare, per questo motivo
cerca di occupare il minor spazio possibile pur di restare accanto
ai suoi cari.
E’ un guardiano
equilibrato. Non abbaia mai senza motivo, ma solamente quando è
necessario. Cerca di fermare l'estraneo ringhiando o bloccandolo per
impedirgli di fuggire. Attacca soltanto se percepisce la presenza di
una grave minaccia o nel caso di un comportamento che ritenga
pericoloso per chi è posto sotto la sua difesa, ovvero coloro che
ama.
L'Alano è un
cane di taglia gigante, e per questo alquanto delicato. Va tenuto in
piena forma, nutrito correttamente e fatto vivere in ambienti
salubri. Se si osservano questi principi, può vivere in perfetta
salute per 10-12 anni. Come tutti i suoi simili di taglia,
difficilmente raggiunge età più elevate. Un’alimentazione corretta è
di essenziale importanza, specialmente nel periodo
dell'accrescimento. Deve essere ricca di proteine, grassi e
carboidrati, con una buona integrazione di calcio al fine di
favorire la formazione dei legamenti e delle ossa, che rappresentano
un punto delicato nella crescita di questo gigante che presenta un
indice di crescita di circa cento volte oltre il peso presentato
alla nascita.
Per queste
particolarità, l'Alano richiede un padrone speciale. Si addice a
colui che desidera un cane dal carattere stabile. Tuttavia, anche da
adulto, conserva la gaiezza del cucciolo ed è quindi indispensabile
che il proprietario lo faccia giocare e divertire. E’ necessario che
socializzi fin da piccolo con le persone e con gli altri animali, e
che il padrone lo porti spesso con sé nelle passeggiate in città o
altrove.
Con una base di
addestramento che gli permetta di essere ovunque, nonostante la
taglia, un ospite ben accetto, l'Alano sarà sempre un amico di cui
fidarsi, fiero di appartenere al suo padrone e felice che questi sia
orgoglioso di lui.
La frase più
ricorrente tra i proprietari di un Alano è: “Un Alano ti cambia la
vita!!”
Nessun cinofilo
saprà mai cosa significhi il vero amore se non dopo essersi
specchiato negli occhi di un Alano. Solo allora scoprirà cos’è un
colpo di fulmine e avvertirà di essersi innamorato perdutamente…. e
sentirà di essere perdutamente ricambiato!
Se poi il
nostro amico venisse a mancare il suo proprietario non lo sostituirà
se non con un altro Alano. Solo chi lo ha posseduto ed amato sa che
non può non essere esente dalla dipendenza…. un effetto
collaterale…. l’alanite cronica !
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