Un cane è
ben educato quando è positivamente inserito nel
contesto di vita umano, quando dimostra di saper rispettare le regole della
nostra collettività e quando, pur conservando e manifestando appieno la sua
identità animale, la convivenza con lui risulta serena e piacevole. Da un cane
ben educato ci aspettiamo dunque che, oltre a mostrarsi docile con chiunque e
ubbidiente con i proprietari, non presenti comportamenti sgradevoli o
inopportuni come saltare addosso alle persone per salutarle o per giocare, oppure
tirare al guinzaglio, abbaiare eccessivamente o altro ancora.
Molto spesso i rimedi che vengono adottati per
eliminare questo tipo di comportamenti sono inadeguati e non di rado purtroppo
anche violenti, specialmente se affidati all’emotività, all’improvvisazione o
al consiglio di persone non adeguatamente preparate.
Proviamo allora ad illustrare un metodo gentile, ma di efficace approccio al
problema dei comportamenti indesiderati, partendo dall’esaminare i meccanismi
comportamentali che stanno alla base di essi.
Occorre precisare che i metodi qui proposti sono validi ed efficaci per i
soggetti ben socializzati ed equilibrati che presentano solo alcune “cattive”
abitudini da correggere, e non intendono invece affrontare e risolvere veri e
propri disturbi comportamentali, di natura e di entità assai diversa, da
trattarsi ovviamente in altra sede e con l’aiuto di un esperto comportamentalista.
Un cervello associativo!
Innanzitutto dobbiamo tenere sempre ben presenti gli schemi di apprendimento
canino, primi fra tutti quello associativo. Facciamo un primo esempio:
il nostro cane entra nel giardino del vicino devastandolo e riempiendolo di
buche, al ché lo richiamiamo e non appena arriva lo
rimproveriamo duramente, perché siamo convinti che impari a non farlo mai più.
Qual è invece il risultato? Quello di ritrovarlo ben presto
nello stesso luogo e, come se non bastasse, non risponde più al nostro richiamo
e non vuole più saperne di avvicinarsi a noi.
Come mai non ha imparato la lezione e fa esattamente il contrario di ciò che
noi avremmo inteso insegnargli? Sulla base dell’apprendimento per associazione
Fido ha purtroppo associato i rimproveri e le punizioni al suo atto di
rispondere al richiamo del padrone mentre non li ha assolutamente collegati alla
sua precedente azione di demolizione del giardino del
vicino. In altre parole la punizione è arrivata, non mentre
il cane stava compiendo l’azione di disturbo, ma un attimo dopo che ha ubbidito
al richiamo; per questo l’animale la mette in correlazione con il suo gesto di
ubbidienza e non con quello che stava facendo in precedenza.
Eppure per evitare questo problema basterebbe rendere molto più interessante la
permanenza nel suo giardino, trovandogli un’attività da svolgere più piacevole
e remunerativa rispetto a quella di scavare buche nel terreno accanto, e, se
proprio la tentazione a riprovarci non diminuisce, bisogna cercare di bloccarlo
pronunciando un secco e perentorio “No!” proprio nel momento in cui tenta di
uscire dal suo spazio, per poi lodarlo generosamente e affettuosamente non
appena rispetta il nostro divieto, e impiegando subito dopo un po’ del nostro
tempo per fare con lui qualcosa di piacevole e divertente.
Mai più saltare addosso!
Di natura diversa e da affrontare in altro modo il problema di saltare addosso
alle persone: in questi casi ci troviamo spesso di fronte ad un altro tipo di
motivazione: la ricerca di attenzione che si manifesta in modo troppo
insistente. Il consiglio più saggio ed efficace è quello di evitare di dare
all’animale qualsiasi genere di risposta a tale comportamento, cercando così di
stimolarlo a esprimerne altri fino a trovarne uno
accettabile come stare con le zampe a terra o il mettersi seduto. Se ciò
avviene dobbiamo prontamente rinforzare tale valido comportamento alternativo
con un “Bravo!” o un “click”, seguiti da una ricompensa sotto forma di contatto
affettivo, cibo o gioco.
Dobbiamo però applicare con coerenza questo approccio
passivo, altrimenti il comportamento scorretto non solo perdura, ma viene
addirittura potenziato, in base al principio dei rinforzi irregolari di cui
abbiamo già avuto modo di parlare nei numeri scorsi.
Dopo un certo periodo in cui avremo applicato questo genere di controcondizionamento mentre è in contatto con noi, potremo
iniziare gradualmente a esporre il nostro amico allo stesso tipo di stimolo
sollecitato da estranei precedentemente avvisati sul da farsi, in modo che
l’apprendimento venga progressivamente generalizzato e che l’animale tenda ad
esibire con tutti il comportamento corretto.
Se il problema persiste…
Non sempre purtroppo tutto ciò è sufficiente ad estinguere l’impulso di saltare
addosso alle persone, poiché talvolta è così forte che alcuni soggetti non
riescono ad assumere comportamenti alternativi, se non dopo un periodo di tempo
inaccettabile per il proprietario. Possiamo passare allora a tentare in alternativa una tecnica piuttosto audace composta da più
fasi: insegnarli a saltare addosso a comando con il supporto del rinforzo
positivo (R+), per poi usare il controcondizionamento
e il rimodellaggio del comportamento con una
combinazione: punizione negativa, rinforzo positivo (P-/R+).
Niente panico, detto così questo programma può sembrare cervellotico, mentre
invece è molto più facile di quel che può sembrare. Innanzitutto
dobbiamo insegnargli a saltarci addosso a comando, rinforzando il comportamento
(R+) solo se avviene dietro una nostra specifica
richiesta. Dopo che il comportamento è stato acquisito, iniziamo a richiederlo
e poi puniamolo negativamente (P-), sottraendogli cioè
il premio ogni volta che risponde alla nostra richiesta, (vi ricordate? Per
punizione negativa si intende il togliere qualcosa che
il cane desidera nel momento in cui manifesta qualcosa di sgradevole, un
intervento che nulla ha a che fare con attivi atteggiamenti punitivi o
coercitivi effettuati direttamente contro di lui).
Gradatamente il cane inizierà a rifiutarsi di saltare nuovamente a comando,
esibendo qualche comportamento alternativo, perché quello richiesto non è più
remunerativo per lui. Appena ne manifesta uno gradito, come sedersi davanti a
noi, rinforziamolo subito (R+) e adeguatamente in
modo che venga definitivamente acquisito.
Il metodo descritto per estinguere il comportamento di saltare addosso può
essere applicato a molti altri atteggiamenti indesiderati, risultando
efficace ma al contempo rispettoso della sua natura. Infatti
scoraggiare un comportamento sgradevole tramite l’adeguato uso di punizioni
negative e rinforzi positivi ha per Fido un significato comprensibile, mentre
adottare castighi e punizioni corporee non ha senso per lui, dato che il
movente che lo induce ad agire non è mai la voglia di farci dispetti o la
volontà di dispiacerci, come purtroppo molte persone si ostinano a pensare; al
contrario il nostro amico quattrozampe è il primo a
ricercare una felice convivenza con noi, anche se per strade e con modi che non
sempre ci aggradano...