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Cani con le zampe posteriori
paralizzate possono di nuovo camminare dopo l'iniezione di una
sostanza chimica solitamente utilizzata come antigelo ha aiutato le
cellule nervose a riparare il midollo spinale danneggiato.
Ad ottenere l'importante
risultato sono i ricercatori della Purdue University di
Indianapolis, negli Usa, che ora sperano di poter presto testare il
nuovo metodo di cura nell'uomo.
La cura ha avuto effetto soltanto
nei cani nei quali l'iniezione era stata praticata entro i tre
giorni successivi al trauma. Anche alcuni cani nei quali l'iniezione
non è stata praticata, ma ci si è limitati alle cure standard hanno
ripreso a camminare, ma per quelli sottoposti al nuovo tipo di cura
il tasso di successo è stato molto più alto.
In un caso, un bassotto per il
quale erano poche le speranza di recupero a causa di un grave trauma
ha cominciato camminare di nuovo dopo la cura, anche se le zampe
posteriori funzionavano all'unisono invece di muoversi in modo
alternato, conferendogli un'insolita andatura.
Nello studio, a 19 cani
paraplegici è stato iniettato il polietilene glicole, o PEG, un
polimero liquido non tossico composto dallo stesso tipo di molecole
presenti nell'antigelo.
In otto settimane, 13 dei 19
cani, circa 68 per cento, potevano camminare di nuovo, alcuni quasi
come prima del trauma.
I cani hanno ricevuto la nuova
cura dopo dopo essere stati sottoposti a cure standard e trattamenti
veterinari per ridurre l'infiammazione.
Nel gruppo di 24 cani che hanno
ricevuto le terapie standard di riabilitazione solo il 25 per cento
degli animali ha riguadagnato lo stesso livello di mobilità, di
sensibilità e di funzionalità corporee, e la paraplegia è rimasta
nel 62 per cento dei casi circa.
I risultati dello studio sono
stati pubblicati sulla rivista medica Neurotrauma.
Lo studio è stato condotto su
cani d'età compresa tra i 2 e gli 8 anni tra il 2001 e il 2003.
Richard Borgens, il
neuroscienziato che ha guidato lo studio, aveva già usato la tecnica
per riparare il midollo spinale danneggiato nelle cavie, ottenendo
un tasso di successo del 90 per cento circa.
Non si conosce esattamente in
base a quale meccanismo funziona la cura, ma i ricercatori hanno
ipotizzato che la sostanza chimica si comporti come una sorta di
''cerotto molecolare'' in grado di agire sui bordi delle cellule
nervose nel midollo spinale, aiutando il processo di riparazione. |